treviso bakeca donna cerca uomo Se c’è una cosa che gli americani sanno fare, è raccontare lo sport. Anche sport che più che sport, a noi amanti del pallone sembrano giochi da tavolo, come il baseball. Non c’è niente da fare, negli Usa vivono lo sport in maniera diversa, e forse è per questo che ci tirano fuori anche capolavori come Ogni maledetta domenica, che con la scusa dello sport smaschera un modo di intendere la vita molto più di certi film di denuncia. La peculiarità statunitense, che a prima vista sembra una società che celebra (e anzi riconosce) solo la vittoria, è invece quella di saper raccontare storie di losers, di “perdenti”, riconoscendo loro una dignità letteraria altissima: è il caso, ad esempio, di Rocky Balboa, che nona caso perde il primo storico incontro con Apollo Creed: quello che conta, in quel caso, è lottare, combattere, provarci, secondo uno schema che sarà anche stantìo ( e lo è, chi lo mette in dubbio) ma funziona immancabilmente, a condizione che il manico sia quello giusto. In questi casi mi sento di dar torto a Stephen King: è la storia, ma anche colui che la racconta. In quest’ottica, anche la vittoria, anche il successo porta in sé il germe della sconfitta, anzi, senza l’una l’altro non merita neanche di essere raccontato.

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donne italiane incontri Eccoci così alla serie di questa settimana, Ballers. Ero indeciso se vederla o meno, poi ho visto tra i produttori il nome di Mark Whalberg e mi sono convinto: sarà anche un gran trappano, fin dai suoi esordi come rapper col nome improbabile di Marky Mark e soprattutto come modello truzzo di Calvin Klein, ma è un attore forte e sanguigno, uno che, in un ruolo di contorno nel Departed di Scorsese, ha fatto sfigurare DiCaprio (e vabbe’, non è che ci volesse tanto) e se l’è giocata alla pari con Sheen e Nicholson. Insomma, mi sono fidato, e alla fine è venuto fuori che ho fatto bene, perché Ballers è una serie che merita. La storia è semplicissima: cosa fa uno sportivo famoso una volta che smette di giocare (stiamo parlando di football americano)? Semplice, si mette in testa di gestire i soldi degli altri giocatori in attività. Ora, la cosa è facile da raccontare ma è molto più difficile nella realtà, ed è questo che racconta Ballers. Io non so se effettivamente i giocatori di football americano siano così cretini come li descrivono gli autori della serie: so però che il racconto è decisamente verosimile. Ne abbiamo visti tanti di giovani che, una volta raggiunti fama e successo impazziscono come il dittatore dello Stato Libero di Bananas e cominciano a pretendere che tutti indossino la biancheria intima sopra i vestiti, quindi non fatico a credere che giocatori poco più che ventenni comincino a dare di matto e a credersi onnipotenti. E’ con questa gente qua che l’ex giocatore Spencer Strasmore (ovviamente, altro luogo comune, incasinato e dipendente da antidolorifici), interpretato da Dwayne Johnson, meglio conosciuto come The Rock, si trova a d aver a che fare. Nella vita reale Johnson è stato giocatore di football, poi wrestler professionista, poi attore mediocre ma simpatico, oggi attore simpatico e, udite udite, davvero molto bravo.

donne cerca uomo a torino Questa montagna ambulante di muscoli (che tra l’altro per entrare nel ruolo ha dovuto perdere anche peso, figuriamoci cos’era prima) interpreta l’ex stella del football che cerca di gestire i patrimoni dei suoi ex compagni di squadra, tutti più giovani e tutti ancora più viziati di quanto sia stato lui. E lo fa con una calma e una serenità, considerando che ti aspetti che da un momento all’altro si metta a menare le mani sul serio, che è propria degli ex tossici, che hanno quel misto di empatia e di pietà che permette loro di fornteggiare persone che vivono un presente che corrisponde al passato cui sono a stento sopravvissuti. Al montagnoso Spencer Strasmore tocca combattere con ogni sorta di vizio bambinesco, con entourage famelici e combattivi, con agenti senza scrupoli, con un partner debosciato ed un capo completamente amorale. Riuscirà a tenere i nervi saldi fino ad un happy ending stagionale che è ben lungi dall’essere rassicurante. Se alla fine andiamo tutti d’amore e d’accordo, sembra suggerire il finale, è perché facciamo tutti schifo uguale, e se la fine è comunque questa, tanto vale divertirsi, lungo il viaggio: non ha senso condurre una vita da santi se poi comunque scegli di andare all’inferno insieme a quelli che si sono divertiti. Come la giovane stella del football Ricky Jerret: stupido, puttaniere, attaccabrighe, avido e irriconoscente, interpretato eccezionalmente bene da uno che è già più bravo del padre: John David Washington, figlio di Denzel. Fossero tutti così, i figli di papà raccomandati, firmerei subito per averne di più.

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